Il tempo che ci vuole, per scrivere

Spesso me lo chiedo anch’io: quanto tempo ci vuole per realizzare questo lavoro? Per scrivere un articolo, un comunicato stampa, per ideare i testi di un leaflet, per un’intervista. Eccetera, eccetera.
E penso che la stessa domanda se la facciano anche i miei clienti.

Il tempo è denaro, dice il proverbio. Ed è vero.

È l’investimento di chi mi commissiona un lavoro e il tempo che io dedico a quel cliente per aiutarlo a comunicare, per produrre i testi che gli serviranno per condurre una comunicazione efficace e in linea con le proprie necessità di marketing.

Ma non sempre i clienti sanno che il “tempo della scrittura” non è quantificabile con uno standard universale. Tante sono le variabili – chiamiamole così – che fanno diventare questo tempo-di-lavoro, quasi un elastico. Un elastico che cambia forma, lunghezza e caratteristiche e tra il tenderlo e il lanciarlo (sul mercato) segue logiche che a volte non si conoscono, ma di cui è corretto provare a tener conto.

Un testo non nasce da solo. Prima di iniziare a scrivere (qualunque testo) bisogna dedicare del tempo a raccogliere informazioni. Fonti, interviste, ricerche on-line o off-line, lettura di materiale da capire e approfondire (tecnico o meno a seconda del cliente). A volte bisogna confrontare tutte queste informazioni con quello che scrive e pubblica la concorrenza, per ottimizzare un progetto di comunicazione. E questo è altro tempo ancora.

Scrivere, ovvero creare. La scrittura di un testo (qualunque testo) parte da un’idea creativa. Che sia un comunicato stampa corporate o un servizio giornalistico, il post di un blog, un racconto, il press-kit di un evento. O, ancor più, la stesura di un progetto editoriale: l’idea è “creativa”, poiché va creata. E il tempo che si dedica alla creazione è bellissimo, spesso divertente, ma che richiede uno sforzo importante. Perché deve dare vita ad un valore. E spesso a qualcosa di unico.

 L’editing e tutto il resto. Un testo va riletto, non una, ma mille volte. Lo dice anche Annamaria Testa nel suo post “Scrittura, rilettura e cucina dei carciofi” (leggetelo sul suo blog Neu, dove non si smette mai di imparare cose nuove). Un testo va scritto e poi riletto, corretto (in forma, grammatica e ritmo). Adattato alle esigenze del cliente. Magari corretto e ricorretto, perché quasi mai ad un brief segue un prodotto definitivo. E poi, accade che anche le idee di partenza cambino o che arrivino nuovi suggerimenti. Insomma, dopo che un testo ha visto la luce (qualunque testo), va pulito e preparato per essere utilizzato.

La regola del giorno dopo. Poi ci sono delle variabili “umane”. A volte stiamo male, siamo alle prese con un guasto tecnico, un imprevisto di lavoro o privato. A volte, soprattutto con testi molto molto lunghi o estremamente tecnici, una prima stesura può non bastare: bisogna lasciar decantare le parole, proprio come il vino nel bicchiere, perché assuma le note giuste. In questi casi, e magari in molti altri ancora, vale la “regola del giorno dopo”, quella che ti fa chiudere il pc e riprendere il lavoro il giorno dopo: per finirlo bene e in fretta.

Questa lista sarebbe ancora lunga, se quel testo prodotto fosse il contenuto da veicolare tramite un’azione di press office (le PR richiedono il loro tempo), un breve post per un blog oppure il materiale per un press-kit da portare ad una fiera o un servizio tecnico da 12 mila battute. Se quel testo fosse preceduto da un’intervista in una lingua straniera o se per prepararlo fosse necessario lavorare insieme ad altri professionisti (il nostro tempo-di-lavoro non corrisponde mai a quello di un’altra persona).

Perché lo racconto?
Perché ho imparato che, quando si spiega il proprio lavoro a qualcuno, non bisogna mai tralasciare di dare un’idea concreta del tempo che ci vuole per realizzare quello che ci viene richiesto. Queste informazioni fanno parte del “valore” di quello che si propone ad un cliente e del motivo per cui veniamo pagati da un committente.

Dopo tanti anni di lavoro con la scrittura (almeno 18, un po’ più un po’ meno) mi trovo ancora a spiegare quanto tempo ci voglia per scrivere un testo, perché un preventivo non corrisponda all’idea di budget di un cliente o una consegna debba inderogabilmente slittare di qualche ora. Spiegare il “dietro le quinte”, l’impegno necessario per portare a termine un progetto è essenziale, per non correre il rischio che il proprio lavoro non venga apprezzato come dovrebbe o che un cliente si faccia aspettative sbagliate.

Scrivere non è solo scrivere. È creare. Con il tempo prezioso che “davvero” ci vuole.

E raccontarlo senza remore, con tutta la passione che dedichiamo a realizzare qualcosa di davvero utile e bello, è un dovere verso se stessi e verso i clienti che scelgono di lavorare con noi.